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Il primo quotidiano on-line

Gli obiettivi della riforma, aggiunge infine, sono di "arrivare ad un ruolo unico dei dipendenti di Camera e Senato" e quello di "rafforzare il Parlamento, ovvero la massima espressione democratica del Paese". In apertura di un nuovo video sull'attivita' di Montecitorio, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, sottolinea come questi interventi, fatti insieme con i colleghi dell'Ufficio di Presidenza, fossero "doverosi" vista la difficile situazione economica del Paese.

"Per la prima volta nella storia di questa Repubblica la Camera ha fatto risparmiare alle casse dello Stato 138 milioni di euro in due anni". Ed e' stata anche la prima volta che "Camera e Senato hanno deciso di introdurre un tetto massimo alle retribuzioni, in analogia con quanto gia' deciso dal governo per le altre pubbliche amministrazioni". In apertura di un nuovo video sull'attivita' di Montecitorio, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, sottolinea come questi interventi, fatti insieme con i colleghi dell'Ufficio di Presidenza, fossero "doverosi" vista la difficile situazione economica del Paese. La presidente ha tenuto inoltre a sottolineare come le misure che la camera sta per adottare "non devono essere interpretate in alcun modo come un disconoscimento dell'alto livello di competenza da parte del personale della Camera". Gli obiettivi della riforma, aggiunge infine, sono di "arrivare ad un ruolo unico dei dipendenti di Camera e Senato" e quello di "rafforzare il Parlamento, ovvero la massima espressione democratica del Paese".

Affaritaliani
Oggi
4 Punti
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Il vignettista Vincino: "Fu sorpreso con un commesso nell'ascensore di Montecitorio...". Ma non fa il nome dell'ex presidente della Camera coinvolto

Al centro del pettegolezzo c'è un presidente della Camera. Vincino non fa il nome dell'ex presidente, ma la sua rivelazioni è abbastanza forte da gettare un'ombra di scandalo su Montecitorio. "A Montecitorio un ex presidente della Camera fu beccato mentre praticava sesso orale con un commesso". Tanto che molti hanno iniziato a interrogarsi su quali e quante pratiche sessuali spinte vengano quotidianamente praticate alla Camera.
"Mi piace andare nei luoghi dove le cose accadono". Vincino, all?anagrafe Vincenzo Gallo, fa il vignettista. E da sempre racconta i palazzi del potere romano. Eppure, in una intervista di Giancarlo Dotto per Diva e Donna, tira fuori dal cassetto dei ricordi un aneddoto che ai più è sconosciuto. Al centro del pettegolezzo c'è un presidente della Camera. Non si sa il nome. Ma si sa molto bene cosa ha fatto: sesso orale.Presentando a Dotto l'ultimo libro appena pubblicato, La cavalcata di Renzi, il 68enne palermitano racconta un retroscena a luci rosse che si è consumato tra le mura del Palazzo. "A Montecitorio un ex presidente della Camera fu beccato mentre praticava sesso orale con un commesso". Vincino non fa il nome dell'ex presidente, ma la sua rivelazioni è abbastanza forte da gettare un'ombra di scandalo su Montecitorio. Tanto che molti hanno iniziato a interrogarsi su quali e quante pratiche sessuali spinte vengano quotidianamente praticate alla Camera.
Il Giornale
Oggi
2 Punti
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Spending review, la Camera rinuncia ad affittare palazzo Marini per i deputati

Lo ha deciso all'unanimità l'ufficio di presidenza di Montecitorio.Per il primo febbraio 2015, riferiscono fonti di Montecitorio,la Camera potrà lasciare i palazzi. La Camera recede dal contratto di affitto per i Palazzi Marini, gli edifici di proprietà dell'imprenditore Sergio Scarpellini che ospitano gli uffici dei deputati.

La Camera recede dal contratto di affitto per i Palazzi Marini, gli edifici di proprietà dell'imprenditore Sergio Scarpellini che ospitano gli uffici dei deputati. Lo ha deciso all'unanimità l'ufficio di presidenza di Montecitorio.Per il primo febbraio 2015, riferiscono fonti di Montecitorio,la Camera potrà lasciare i palazzi.

Il Messaggero
25/07
0 Punti
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Fissato il tetto degli stipendi dei consiglieri parlamentari. Bagarre a Montecitorio: 240mila euro annui non bastano?

Alla Camera, per esempio, la soglia dei 240mila euro più oneri di stipendio è superata da molti dipendenti. "Chi ha uno stipendio inferiore al tetto vedrà fermarsi la crescita dello stipendio al raggiungimento di quella cifra - spiega la Sereni - chi invece lo supera subirà una riduzione straordinaria del proprio stipendio tra il 2014 ed il 2017 fino al raggiungimento del proprio tetto retributivo di riferimento".
Un lungo e polemico applauso. "Bravi, bravi, bis!". Numerosi dipendenti di Montecitorio hanno salutato, con prese in giro e accuse, l'uscita dei componenti dell'ufficio di presidenza della Camera al termine della riunione che ha dato l'ok alle linee guida per iniziare la contrattazione sulla applicazione dei tetti salariali. Eppure la Casta non è solo quella dei politici. Alla Camera, per esempio, la soglia dei 240mila euro più oneri di stipendio è superata da molti dipendenti. Se un consigliere anziano con 40 anni di servizio riceve 358mila euro all?anno, bastano appena 25 anni di servizio per sforare il tetto. La contestazione più vibrante è stata per la vicepresidente Marina Sereni che ha la delega sul personale. "Bel capolavoro, grazie!", le è stato urlato nel corridoio dei "busti" da decine di lavoratori. Ma gli applausi da sfottò sono toccati anche ai questori e ai Cinque Stelle Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro. Una contestazione mai vista nei solitamente ovattati e silenziosissimi corridoi di Montecitorio. Gli Uffici di presidenza della Camera e del Senato, riuniti in contemporanea, hanno fissato il tetto retributivo massimo dei consiglieri parlamentari a 240mila euro all?anno al netto della contribuzione previdenziale (l?8,8% della retribuzione). "Sarà più basso per le altre categorie - spiegano - in modo da mantenere inalterati i rapporti retributivi oggi esistenti tra le varie professionalità". Tuttavia la soglia delle categorie non è stata ancora fissata: è un tema sul tavolo del confronto con le organizzazioni sindacali che parte da oggi con la stesura di un fitto calendario di incontri. "Chi ha uno stipendio inferiore al tetto vedrà fermarsi la crescita dello stipendio al raggiungimento di quella cifra - spiega la Sereni - chi invece lo supera subirà una riduzione straordinaria del proprio stipendio tra il 2014 ed il 2017 fino al raggiungimento del proprio tetto retributivo di riferimento". Resta aperto il tema delle indennità di funzione, aggiuntive al tetto, per le figure apicali dell?amministrazione (il segretario generale, i suoi vice ed i capi servizio). Non sono state ancora determinate, ma non potranno essere superiori al 25% del limite retributivo fissato e non saranno pensionabili. È presumibile ora una "corsa" alla pensione da parte di chi in parlamento supera il tetto. Alla Camera rimangono quattro finestre all?anno per andare in pensione, mentre al Senato ce ne sono solo due, peraltro sottoposte a un contingentamento.Per il presidente della Camera Laura Boldrini l'avvio della contrattazione per i tagli agli stipendi dei dipendenti Camera è "un passo importante e positivo". "Spiace e rattrista" la contestazioneproprio mentre fuori Montecitorio c'è "il Paese reale", fatto di lavoratori che chiedono il finanziamento per la cassaintegrazione.
Il Giornale
24/07
8 Punti
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Montecitorio, la Camera vota i tagli ai dipendenti e scoppia la protesta: «Bravi, bravi»

Una contestazione mai vista nei solitamente ovattati e silenziosissimi corridoi di Montecitorio, dove non si era mai assistito ad una iniziativa così massiccia dei dipendenti, che si oppongono duramente ai tagli e protestano per il fatto di non essere stati ammessi all'Ufficio di presidenza.Il tetto Arrivano i tetti retributivi per i dipendenti di Camera e Senato. Un lungo e polemico applauso, con annesso coretto «Bravi, Bravi, Bis.

?Un lungo e polemico applauso, con annesso coretto «Bravi, Bravi, Bis!» e «grazie!» di numerosi dipendenti di Montecitorio in attesa, ha salutato l'uscita dei componenti dell'ufficio di presidenza della Camera al termine della riunione che ha dato l'ok alle linee guida per iniziare la contrattazione sulla applicazione dei tetti salariali. La contestazione più vibrante è stata per la vicepresidente Marina Sereni, che ha la delega sul personale («Bel capolavoro, grazie»!, le è stato urlato nel corridoio dei 'bustì da decine di lavoratori); ma gli applausi da sfottò sono toccati anche ai questori ed ai Cinque Stelle Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro. Una contestazione mai vista nei solitamente ovattati e silenziosissimi corridoi di Montecitorio, dove non si era mai assistito ad una iniziativa così massiccia dei dipendenti, che si oppongono duramente ai tagli e protestano per il fatto di non essere stati ammessi all'Ufficio di presidenza.

Il tetto Arrivano i tetti retributivi per i dipendenti di Camera e Senato. Gli Uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama, riuniti in contemporanea, hanno fissato quello massimo, relativo ai Consiglieri Parlamentari, in 240mila euro all'anno al netto della contribuzione previdenziale (l'8,8% della retribuzione).

Il Messaggero
24/07
0 Punti
1

Money Decreto Irpef, dubbi di Montecitorio sui beneficiari degli 80 euro

Venerdì il testo arriva in Aula per essere approvato entro il 23 giugno.mercoledì 11 giugno 2014 - 11:01© RIPRODUZIONE RISERVATA VUOI CONSIGLIARE QUESTO ARTICOLO AI TUOI AMICI. L'appunto arriva dal Servizio Bilancio della Camera dove è approdato il decreto Irpef (contenente, tra le altre norme, anche quella sugli 80 euro) dopo la fiducia chiesta al Senato dal Governo.I tecnici di Montecitorio hanno rilevato come i beneficiari siano stati individuati in base ai redditi del 2011.

(Teleborsa) - La platea di quanti hanno beneficiato degli ormai famosi 80 euro in più in busta paga potrebbe essere errata sia a livello numerico che di reddito.

L'appunto arriva dal Servizio Bilancio della Camera dove è approdato il decreto Irpef (contenente, tra le altre norme, anche quella sugli 80 euro) dopo la fiducia chiesta al Senato dal Governo.I tecnici di Montecitorio hanno rilevato come i beneficiari siano stati individuati in base ai redditi del 2011. A parte il fatto che andrebbe chiarito perché non sono stati utilizzati dati più aggiornati, dal 2011 ad oggi i suddetti beneficiari “potrebbe aver subito un cambiamento significativo sia dal punto numerico che del reddito di riferimento”.In parole povere, da una parte potrebbero essere aumentati gli incapienti e quanti non hanno reddito da lavoro, cosa che ridurrebbe la platea. Dall'altro, nel 2014 molti lavoratori potrebbero aver realizzato redditi inferiori rispetto a tre anni prima, cosa che invece allargherebbe la platea.Ma i rilievi del Servizio Studi di Montecitorio sul decreto Irpef non finiscono qui. Innanzitutto, il rinvio della Tasi non avrà un impatto neutrale sul bilancio dello Stato.Dubbi anche sulla riduzione stimata del gettito Irap: anche in questo caso, gli effetti finanziari sono stati preventivati sulle base di modelli di microsimulazione.Si ricorda che in questi giorni i tecnici della Camera stanno analizzando il decreto Irpef. A mezzogiorno di oggi scade il termine per presentare gli emendamenti. Venerdì il testo arriva in Aula per essere approvato entro il 23 giugno.mercoledì 11 giugno 2014 - 11:01© RIPRODUZIONE RISERVATA VUOI CONSIGLIARE QUESTO ARTICOLO AI TUOI AMICI?

Il Mattino
11/07
15 Punti
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I quasi 1500 dipendenti della Camera costano più di 500 milioni all'anno con stipendi pesanti. Ecco quanto prendono

Poi, ovviamente, c'è il nodo dei quasi 1.500 dipendenti, che costano la bellezza di 310 milioni di euro, a cui si devono aggiungere le spese per le pensioni (227 milioni). La presidente della Camera Laura Boldrini promette nuovi tagli per Montecitorio, a partire dalla ristorazione agli affitti. Un esempio valga su tutti: il segretario generale della Camera dei deputati percepisce 479 mila euro piuù indennità. Praticamente il doppio di quanto fissato come tetto massimo dal governo.
La presidente della Camera Laura Boldrini promette nuovi tagli per Montecitorio, a partire dalla ristorazione agli affitti. Questi ultimi costano 40 milioni l'anno. Poi, ovviamente, c'è il nodo dei quasi 1.500 dipendenti, che costano la bellezza di 310 milioni di euro, a cui si devono aggiungere le spese per le pensioni (227 milioni). Queste due voci raggiungono quota mezzo miliardo, grosso modo la metà delle spese della Camera in un anno. Queste cifre sono enormemente più alte di quelle relative ai politici. I 630 deputati, infatti, nonostante il ricco stipendio che percepiscono costano circa 130 milioni (più 139 per i vitalizi) e vanno a incidere per un quarto sui costi totali. La parola d'ordine, dunque, è tagliare. Anche se è un'impresa difficile, tenendo conto soprattutto di una cosa: in base alla Costituzione le Camere godono di autonomia nei propri bilanci. In pratica decidono loro come e quanto spendere. Questo "privilegio" storicamente nasce come strumento di garanzia e indipendenza del potere legislativo, per evitare che l'esecutivo potesse chiudere i rubinetti e far morire il parlamento di "asfissia". Ma queste garanzie si sono progressivamente trasformate in privileggi oggi sempre più difficili da capire e sopportare da parte dei cittadini, chiamati sempre più a fare sacrifici. Il governo ha fissato un tetto di 240mila euro all'anno per gli stipendi dei manager pubblici. Questo limite, però, non ha toccato chi lavora per Montecitorio. Un esempio valga su tutti: il segretario generale della Camera dei deputati percepisce 479 mila euro piuù indennità. Praticamente il doppio di quanto fissato come tetto massimo dal governo. Siamo al massimo livello di spesa. Tra i livelli più bassi di retribuzione (comunque molto più alti di quelli di mercato) troviamo varie categorie di lavoratori a servizio del parlamento: reagionieri e consulenti, ma anche barbieri, elettricisti, autisti e centralinisti. Appartengono alla categoria "operatore tecnico", con una retribuzione d'ingresso di 30.351,39 euro, ma possono guadagnare oltre 50mila euro dopo 10 anni, oltre 89mila dopo il 20° anno, oltre 121mila dopo il 30° anno, oltre 127mila dopo il 35°, superando i 136mila euro dopo il 40° anno di attività. I cosiddetti "commessi" guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, con avanzamenti praticamente uguali a quelli degli operatori tecnici. L'Osa (Organizzazione sindacale autonoma della Camera dei deputati) lamenta la diffusione di cifre inesatte sugli stipendi in Parlamento e sottolinea la necessità di  evitare una cattiva informazione. Facendo riferimento ai 136 mila euro annui dei barbieri di Montecitorio precisa che "chi entra oggi guadagna infinitamente meno e nessun barbiere attualmente in servizio li percepisce". E prosegue: "Sembrano solo dettagli, ma in un momento così critico per le tasche degli italiani, è necessario essere precisi per evitare che venga gettato gratuito discredito verso una categoria, come quella dei dipendenti parlamentari, che ha vinto un regolare e complesso concorso pubblico, aperto a tutti i cittadini italiani, ed effettua quotidianamente un lavoro delicato e decisivo per le procedure democratiche". 
Il Giornale
11/07
13 Punti
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Doppio cognome, i figli potranno scegliere.La Camera apre uno spazio per i bimbi

ROMA - Cade l'obbligo del cognome paterno: arriva la libertà di scelta. La commissione Giustizia di Montecitorio ha approvato la proposta di legge che abolisce l'obbligo del cognome paterno per i figli lasciando libertà di scelta ai genitori. Il figlio - sostiene la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) - ora potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo quando decidono insieme i due genitori.

Giovedì 10 Luglio 2014

?ROMA - Cade l'obbligo del cognome paterno: arriva la libertà di scelta. La commissione Giustizia di Montecitorio ha approvato la proposta di legge che abolisce l'obbligo del cognome paterno per i figli lasciando libertà di scelta ai genitori. Il testo sul doppio cognome approderà lunedì in Aula per la discussione generale dopo che in commissione è stato votato il mandato al relatore, e potrebbe ricevere il via libera dall'Assemblea di Montecitorio entro la prossima settimana. Il primo sì al testo arriva nello stesso giorno in cui a Montecitorio apre le porte uno «spazio bimbi» per allattare i neonati delle deputate (sempre di più in questa legislatura, che ha visto crescere notevolmente il numero di giovani donne parlamentari) e delle dipendenti della Camera. Lo spazio è stato allestito al piano terra, nei locali dove fino alla scorsa legislatura si trovavano i cosiddetti «bagni dei deputati»: una sorta di albergo diurno dove i parlamentari potevano fare una doccia o una sauna durante i lavori della Camera. Lo stop all'obbligo del cognome paterno «è un altro passo in avanti verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale. Il figlio - sostiene la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) - ora potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo quando decidono insieme i due genitori. Ma se l'accordo non c'è, il figlio avrà il cognome di tutti e due i genitori in ordine alfabetico». Peraltro, aggiunge, «l'obbligo del cognome paterno, simbolo di un retaggio patriarcale fuori del tempo e assurdamente discriminatorio, è stato severamente censurato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, e dunque il testo che ora andrà in aula è un atto dovuto, che ci pone finalmente in linea con gli altri paesi europei». Ecco, in pillole, cosa prevede il testo che ora passa all'attenzione dell'Aula

Leggo
11/07
2 Punti
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Terrorismo, Boldrini: «Basta opacità e zone d'ombra nello Stato»

«Il Paese non ha bisogno di zone d'ombra e opacità» sugli anni del terrorismo e delle stragi. La presidente della Camera ha fatto riferimento alle desecretazioni avviate da Montecitorio, ricordando la materia delle stragi è negli archivi del Senato.

?«Il Paese non ha bisogno di zone d'ombra e opacità» sugli anni del terrorismo e delle stragi. Così Laura Boldrini, alla cerimonia in memoria del magistrato Vittorio Occorsio. La presidente della Camera ha fatto riferimento alle desecretazioni avviate da Montecitorio, ricordando la materia delle stragi è negli archivi del Senato.

Il Messaggero
10/07
0 Punti
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Tech Terrorismo, Boldrini: «Basta opacità e zone d'ombra nello Stato»

«Il Paese non ha bisogno di zone d'ombra e opacità» sugli anni del terrorismo e delle stragi. La presidente della Camera ha fatto riferimento alle desecretazioni avviate da Montecitorio, ricordando la materia delle stragi è negli archivi del Senato.

?«Il Paese non ha bisogno di zone d'ombra e opacità» sugli anni del terrorismo e delle stragi. Così Laura Boldrini, alla cerimonia in memoria del magistrato Vittorio Occorsio. La presidente della Camera ha fatto riferimento alle desecretazioni avviate da Montecitorio, ricordando la materia delle stragi è negli archivi del Senato.

Il Messaggero
10/07
8 Punti
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Doppio cognome, i figli potranno scegliere. La Camera apre uno spazio per i bimbi

La commissione Giustizia di Montecitorio ha approvato la proposta di legge che abolisce l'obbligo del cognome paterno per i figli lasciando libertà di scelta ai genitori. Cade l'obbligo del cognome paterno: arriva la libertà di scelta. Il figlio - sostiene la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) - ora potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo quando decidono insieme i due genitori.

?Cade l'obbligo del cognome paterno: arriva la libertà di scelta. La commissione Giustizia di Montecitorio ha approvato la proposta di legge che abolisce l'obbligo del cognome paterno per i figli lasciando libertà di scelta ai genitori. Il testo sul doppio cognome approderà lunedì in Aula per la discussione generale dopo che in commissione è stato votato il mandato al relatore, e potrebbe ricevere il via libera dall'Assemblea di Montecitorio entro la prossima settimana. Il primo sì al testo arriva nello stesso giorno in cui a Montecitorio apre le porte uno «spazio bimbi» per allattare i neonati delle deputate (sempre di più in questa legislatura, che ha visto crescere notevolmente il numero di giovani donne parlamentari) e delle dipendenti della Camera.

Lo spazio è stato allestito al piano terra, nei locali dove fino alla scorsa legislatura si trovavano i cosiddetti «bagni dei deputati»: una sorta di albergo diurno dove i parlamentari potevano fare una doccia o una sauna durante i lavori della Camera. Lo stop all'obbligo del cognome paterno «è un altro passo in avanti verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale. Il figlio - sostiene la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) - ora potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo quando decidono insieme i due genitori. Ma se l'accordo non c'è, il figlio avrà il cognome di tutti e due i genitori in ordine alfabetico».

Peraltro, aggiunge, «l'obbligo del cognome paterno, simbolo di un retaggio patriarcale fuori del tempo e assurdamente discriminatorio, è stato severamente censurato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, e dunque il testo che ora andrà in aula è un atto dovuto, che ci pone finalmente in linea con gli altri paesi europei». Ecco, in pillole, cosa prevede il testo che ora passa all'attenzione dell'Aula

Il Messaggero
10/07
2 Punti
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Niente tagli a stipendi dei deputati arrestati.Rabbia dei grillini: "Cosa li paghiamo a fare?"

Un orientamento a cui si è allineato a maggioranza l'Ufficio di presidenza di Montecitorio.  L'Ufficio di presidenza di Montecitorio ha infatti respinto la richiesta avanzata dal M5S di togliere lo stipendio ai deputati che sono sottoposti a misure restrittive della loro libertà e che per questo non possono esercitare il loro mandato. «Se Genovese è agli arresti domiciliari - ha chiesto polemicamente Luigi Di Maio - i cittadini che lo pagano a fare.

Giovedì 10 Luglio 2014

ROMA - Niente da fare per i grillini. La Camera continuerà a pagare l'indennità parlamentare a Francantonio Genovese, il deputato eletto nelle liste Pd che si trova agli arresti domiciliari.  L'Ufficio di presidenza di Montecitorio ha infatti respinto la richiesta avanzata dal M5S di togliere lo stipendio ai deputati che sono sottoposti a misure restrittive della loro libertà e che per questo non possono esercitare il loro mandato. Per interrompere i pagamenti, ha sentenziato l'ufficio di presidenza della Camera, serve infatti «una iniziativa legislativa», cioè una nuova legge che consenta all'amministrazione di Montecitorio di togliere la busta paga ai deputati che finiscono agli arresti. Ma i Cinque Stelle non ci stanno, e Luigi Di Maio attacca: «I partiti danno lo stipendio ai parlamentari in galera». Dal giorno dell'arresto di Genovese, lo scorso 15 maggio, la Camera paga al deputato eletto con il Pd soltanto l'indennità parlamentare connessa alla titolarità della carica, che è prevista in Costituzione ed ammonta a 5.246,54 euro netti (10.435 euro lordi). Il deputato siciliano, dal momento in cui ha perso la libertà personale, non riceve invece nè la diaria nè i rimborsi delle spese per l'esercizio del mandato (comprese quelle per il trasporto). Prendendo spunto dalla vicenda, i cinque stelle hanno chiesto di non limitarsi a togliere agli onorevoli arrestati solo le voci accessorie dello stipendio ma di interrompere anche il pagamento dell'immunità vera e propria. Inoltre i cinque stelle chiedono di fermare l'erogazione del vitalizio e della pensione agli ex deputati condannati per reati particolarmente gravi, come quelli di mafia, corruzione e quelli contro la Pubblica amministrazione. La questione era stata ritenuta «meritevole di attenzione» dalla presidente della Camera. Laura Boldrini ha chiesto un' istruttoria ai questori, i quali oggi si sono espressi contro le proposte del movimento di Grillo: una eventuale sospensione dello stipendio, è stato argomentato durante la riunione, può essere decisa solo con una legge e non con una semplice delibera dell'Ufficio di Presidenza. Un orientamento a cui si è allineato a maggioranza l'Ufficio di presidenza di Montecitorio. Gli unici contrari sono stati i tre rappresentanti M5S che ora tuonano contro la decisione. «Se Genovese è agli arresti domiciliari - ha chiesto polemicamente Luigi Di Maio - i cittadini che lo pagano a fare?» .

Leggo
10/07
2 Punti
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Scandalo Mose, la Giunta della Cameradice sì all'arresto dell'ex ministro Galan

Giovedì 10 Luglio 2014Giunta Camera dice sì all'arresto di Galan:16 sì e 3 contrari. L'ultima parola spetterà all'aula Montecitorio il 15 luglio. La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha votato sì all'arresto del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan, inquisito per la vicenda Mose.

Giovedì 10 Luglio 2014

Giunta Camera dice sì all'arresto di Galan:16 sì e 3 contrari. L'ultima parola spetterà all'aula Montecitorio il 15 luglio. La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha votato sì all'arresto del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan, inquisito per la vicenda Mose. A favore hanno votato 16 deputati, tre i contrari. L'ultima parola spetta all'aula di Montecitorio, che si pronuncerà il 15 luglio. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati ha anche respinto, con 14 voti contrari e 4 a favore, la richiesta avanzata da Marco Di Lello (Psi) di rimettere gli atti riguardanti Giancarlo Galan per l'inchiesta Mose per motivare gli atti rispetto alla nuova normativa sugli arresti. Il relatore Mariano Rabbino si è astenuto.

Leggo
10/07
2 Punti
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L?ultima parola spetta all?Aula di Montecitorio, che si pronuncerà il 15 luglio

La Giunta, dunque, ha accolto la richiesta formulata dalla magistratura di Venezia nell. E' questo il risultato della votazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in merito alla richiesta di arresto per l. arresto di Galan del relatore di Scelta civica Mariano Rabino esclude la presenza di fumus persecutionis da parte dei magistrati nei confronti di Galan. arresto di Galan si sono pronunciati Forza Italia, Nuovo centrodestra e Psi. Il parere favorevole all.
Sedici a favore e tre contrari. E' questo il risultato della votazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in merito alla richiesta di arresto per l?ex ministro Giancarlo Galan (ed ex governatore del Veneto). La Giunta, dunque, ha accolto la richiesta formulata dalla magistratura di Venezia nell?ambito dell?inchiesta sullo scandalo del Mose: Galan è accusato di corruzione per aver sistematicamente intascato tengenti sugli appalti per la costruzione del Mose. Il presidente della giunta, Ignazio La Russa, non ha partecipato alle votazioni. Contro l?arresto di Galan si sono pronunciati Forza Italia, Nuovo centrodestra e Psi. Il parere favorevole all?arresto di Galan del relatore di Scelta civica Mariano Rabino esclude la presenza di fumus persecutionis da parte dei magistrati nei confronti di Galan. La questione arriverà in Aula, a Montecitorio, martedì 15 luglio alle ore 17."Il risultato non era scontato - ha commentato La Russa al termine della seduta -. C?è stata una grande attenzione da parte dei commissari nell?analizzare il caso. La Giunta ha anche respinto la richiesta di un rinvio degli atti alla magistratura e alla fine - a larghissima maggioranza - è prevalso il riconoscimento dell?assenza di fumus persecutionis e di conseguenza autorizzare la richiesta della magistratura".  
Il Giornale
10/07
2 Punti
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