{country_name} ↓ TRANS_MENU
Scegli la tua posizione:
La mia coperturaLa mia coperturaLa mia copertura

Cosa sta succedendo adesso?

Accedere Accedi con Facebook
Nome utente o parola d'ordine errata!

Verdini ha voglia di parlare? No, ora non ho poesia

Ieri in un vicoletto dietro Montecitorio ho incontrato Denis Verdini che parlava fitto fitto con il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri. Ho provato a insistere: "Può parlare in tutta libertà, anche di quel che sta accadendo nel centrodestra, di Matteo Salvini etc?”. A Verdini si sono illuminati gli occhi: "Non è il momento. Avvicinatomi, gli ho chiesto: "Denis, allora si fa intervistare? Vuota il sacco?".

Maledetto patto del Nazareno! Con la sua eclissi ci ha privato di un sommo poeta. Ieri in un vicoletto dietro Montecitorio ho incontrato Denis Verdini che parlava fitto fitto con il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri. Avvicinatomi, gli ho chiesto: "Denis, allora si fa intervistare? Vuota il sacco?". Lui ha sorriso: "Io i sacchi non li svuoto, semmai li riempo. Mi porta lei qualcosa?". Ho provato a insistere: "Può parlare in tutta libertà, anche di quel che sta accadendo nel centrodestra, di Matteo Salvini etc?”. A Verdini si sono illuminati gli occhi: "Non è il momento?". Perché? "Ora non ho poesia?".

di Franco Bechis

@francobechis

Libero Quotidiano
04/03
14 Punti

Verdini, ha voglia di parlare? No, ora non ho poesia

Ieri in un vicoletto dietro Montecitorio ho incontrato Denis Verdini che parlava fitto fitto con il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri. Ho provato a insistere: “Può parlare in tutta libertà, anche di quel che sta accadendo nel centrodestra, di Matteo Salvini etc. Lui ha sorriso: “Io i sacchi non li svuoto, semmai li riempo.

Maledetto patto del Nazareno! Con la sua eclissi ci ha privato di un sommo poeta. Ieri in un vicoletto dietro Montecitorio ho incontrato Denis Verdini che parlava fitto fitto con il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri. Avvicinatomi, gli ho chiesto: “Denis, allora si fa intervistare? Vuota il sacco?”. Lui ha sorriso: “Io i sacchi non li svuoto, semmai li riempo. Mi porta lei qualcosa?”. Ho provato a insistere: “Può parlare in tutta libertà, anche di quel che sta accadendo nel centrodestra, di Matteo Salvini etc?”. A Verdini si sono illuminati gli occhi: “Non è il momento?”. Perchè? “Ora non ho poesia?”.

Libero Quotidiano
04/03
2 Punti
1

Money L'ala radicale contesta la mancanza di dialogo sulle riforme. Ironia del premier: aspiranti grillini

Atteggiamento perfetto per far perdere la pazienza al premier, che già - raccontano - ha ribattezzato gli oltranzisti interni come «i nostri aspiranti grillini». Neppure a quelli della frangia radicale della minoranza del Pd, che ieri - cavalcando il caos parlamentare - è tornata sulle barricate lanciando ultimatum al governo: o ci date quel che chiediamo (a cominciare dal controllo preventivo obbligatorio della Corte costituzionale sulla legittimità dell'Italicum), o votiamo come ci pare.
RomaA Bruxelles, tra un colloquio e una photo-opportunity (con zainetto sbarazzino in spalla) al vertice europeo, Matteo Renzi non smetteva ieri di seguire quanto accadeva nel calderone ribollente dell'aula di Montecitorio, bloccata dall'ostruzionismo forsennato dei Cinque Stelle.Ad aggiornare di ora in ora il premier, via telefono e sms, erano gli esponenti del governo e della maggioranza che seguivano le trattative con le opposizioni. Parola d'ordine: dialogo se possibile, ma niente concessioni ai ricatti. Neppure a quelli della frangia radicale della minoranza del Pd, che ieri - cavalcando il caos parlamentare - è tornata sulle barricate lanciando ultimatum al governo: o ci date quel che chiediamo (a cominciare dal controllo preventivo obbligatorio della Corte costituzionale sulla legittimità dell'Italicum), o votiamo come ci pare. «Siamo molto irritati - annunciava gravemente Alfredo D'Attorre - non c'è stata una riunione del Pd per un confronto. È sconcertante che dopo la fine del Nazareno permanga lo stesso atteggiamento di rigidità: o ci sono aperture o sui nostri emendamenti andremo avanti e li voteremo in aula». E Davide Zoggia rincarava la dose: «In aula emergeranno le divergenze interne al partito». Atteggiamento perfetto per far perdere la pazienza al premier, che già - raccontano - ha ribattezzato gli oltranzisti interni come «i nostri aspiranti grillini». Del resto, fa notare un dirigente dell'ala «dialogante» della minoranza Pd, «Matteo ha la testa dura, e chi prova a fare a capocciate con lui se la rompe: dovremmo aver imparato la lezione». Resta il fatto che la guerriglia parlamentare sta rallentando parecchio la corsa delle riforme, i decreti in scadenza incombono e il governo si prepara a nuove raffiche di fiducie per far marciare i suoi provvedimenti nelle paludose aule parlamentari. I numeri ci sono: a Montecitorio la maggioranza è salda e al Senato, il premier ne è convinto, il terrore del voto anticipato di tutti i parlamentari (Cinque Stelle inclusi) rende assai difficili inciampi tali da far vacillare il governo.Ma il clima rischia di avvelenarsi, e ieri nei banchi Pd a Montecitorio aleggiava il timore di un'uscita di massa delle opposizioni dall'aula, col risultato di lasciare la maggioranza da sola a votarsi le riforme. Un clima di nervosismo in cui rientra anche lo scontro (indiretto) col suo predecessore Enrico Letta sull'operazione Triton all'indomani della nuova tragedia di Lampedusa, con l'ex premier che chiede il ritorno a Mare Nostrum, «che faccia perdere voti o no» e l'attuale premier che replica che «strumentalizzare i morti è triste prima che ingiusto». E ieri Renzi se l'è presa anche con il quotidiano «amico» Repubblica , facendo seccamente smentire da Palazzo Chigi i retroscena sulla vicenda del rinvio della delega fiscale e della contestata norma sul 3%, che evocavano un contrasto con il ministero dell'Economia di Pier Carlo Padoan e attribuivano al premier la volontà di «non mettersi controvento rispetto all'opinione pubblica» sulla cosiddetta clausola «salva-Berlusconi».
Il Giornale
13/02
16 Punti

Video/ Macché Salvini e Fitto. Per l'ex Cav l'uomo chiave è Scilipoti

No, la vera notizia è che prima di lasciare Montecitorio l'ex Cav si ferma a parlare a lungo con il senatore Domenico Scilipoti...

Occhi puntati sul discorso di Silvio Berlusconi ai gruppi parlamentari di Forza Italia. Fitto? Salvini? No, la vera notizia è che prima di lasciare Montecitorio l'ex Cav si ferma a parlare a lungo con il senatore Domenico Scilipoti... GUARDA IL VIDEO

Affaritaliani
11/02
16 Punti

"Speranza è più bravo di me". Fuori onda del leghista Fedriga. Video

Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Massimiliano Fedriga, intervistato a Montecitorio sull'iter delle riforme istituzionali, sbaglia dichiarazione e fuori onda dice: "Speranza (il capogruppo del Pd, ndr) è più bravo di me...".

Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Massimiliano Fedriga, intervistato a Montecitorio sull'iter delle riforme istituzionali, sbaglia dichiarazione e fuori onda dice: "Speranza (il capogruppo del Pd, ndr) è più bravo di me...". GUARDA IL VIDEO

Affaritaliani
11/02
14 Punti
1

Sanremo, Brunetta attaccaAlessandro Siani: «È un razzista»

Siani, oltre alla contestata battuta sul ragazzo in platea, ha preso di mira nel suo intervento a Sanremo l'altezza di Brunetta parlando di un'auto blu con un seggiolino, destinato non ad un bambino ma al parlamentare. Ma mi indigna molto di più quella schifosa fatta contro un bambino, ridicolizzato con violenza.

mercoledì 11 febbraio 2015, 18:16

«La battuta su di me è penosa. Ma mi indigna molto di più quella schifosa fatta contro un bambino, ridicolizzato con violenza. Siani razzista». Lo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio. Siani, oltre alla contestata battuta sul ragazzo in platea, ha preso di mira nel suo intervento a Sanremo l'altezza di Brunetta parlando di un'auto blu con un seggiolino, destinato non ad un bambino ma al parlamentare.

Leggo
12/02
3 Punti
1

Berlusconi "avverte" Fitto: "A brevedecida se con noi o contro di noi"

Lo afferma Silvio Berlusconi nel corso della riunione dei gruppi parlamentari di Forza Italia a Montecitorio. "Su riforme ed Italicum decideremo alla fine". È quanto avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso della riunione con i gruppi parlamentari a Montecitorio. mercoledì 11 febbraio 2015, 16:53 MILANO - "Una settimana, due al massimo e poi Fitto e i suoi devono decidere: o dentro o fuori". Lo si legge nel documento letto da Silvio Berlusconi ai gruppi di Fi.

mercoledì 11 febbraio 2015, 16:53

MILANO - "Una settimana, due al massimo e poi Fitto e i suoi devono decidere: o dentro o fuori". È quanto avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso della riunione con i gruppi parlamentari a Montecitorio.

"Pd riduce garanzie parlamentari". Il Pd «non ha ancora conquistato quella maturità politica, quel rispetto per l'interlocutore necessari a gestire una riforma costituzionale importante che aumenta i poteri del Premier e del Governo, riducendo le garanzie legate al Parlamento, che viene dimezzato, e legate alle autonomie locali, che vengono gravemente ridimensionate». Lo afferma Silvio Berlusconi nel corso della riunione dei gruppi parlamentari di Forza Italia a Montecitorio. "Su riforme ed Italicum decideremo alla fine". «Continueremo ad appoggiare ciò che delle riforme riteniamo utile per il Paese e alla fine del percorso, valutato come il nostro contributo sarà stato recepito dalla maggioranza, decideremo come comportarci al voto finale. E così faremo anche sulla legge elettorale». Lo si legge nel documento letto da Silvio Berlusconi ai gruppi di Fi.

Leggo
11/02
0 Punti

Il destino delle riforme e la minoranza Pd

E se quelli che per (iper)semplificazione si chiamano «i bersaniani», e che prima della battaglia per il Colle avevano marcato il territorio opponendosi (ma in Senato erano poi una ventina) all’Italicum, cercassero di mettere a segno modifiche della riforma costituzionale, come lo stesso Bersani ha più volte annunciato.

Berlusconi non dà segno di voler recedere, la rottura con Renzi ha ormai tratti da offesa personale, ma come si comporterà la minoranza del Pd che ha fatto pesare i propri voti -fino a 140- al momento dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, riuscendo a condizionarne la scelta? E se quelli che per (iper)semplificazione si chiamano «i bersaniani», e che prima della battaglia per il Colle avevano marcato il territorio opponendosi (ma in Senato erano poi una ventina) all’Italicum, cercassero di mettere a segno modifiche della riforma costituzionale, come lo stesso Bersani ha più volte annunciato? 

 

Quale piega prenderanno le cose lo si capirà subito. Mercoledì, giovedì, venerdì e perfino sabato (anche se solo fino alle 15) sarà infatti in Aula a Montecitorio il disegno di legge sulle riforme costituzionali, ma già domani si vedrà se sarà battaglia visto che in agenda c’é la riunione del Comitato dei Nove, il sottogruppo di sminatori della commissione Affari Costituzionali

 

A Palazzo Chigi l’atmosfera è quella del primissimo motto renziano, «Keep calm», mettendo in conto possibili fibrillazioni sulla riforma costituzionale, e tenendo fermo il punto sulla legge elettorale, passata dalle forche caudine di Palazzo Madama grazie ai voti di Forza Italia (non strategici quando il ddl arriverà a Montecitorio).  

 

Ma la sorte del futuro Senato di delegati delle assemblee regionali, e del rafforzamento della potestà legislativa in capo al governo sarà condizionata - è bene tenerlo presente- anche dall’orizzonte a breve: con alle viste le elezioni regionali, non solo si è radicalizzata Forza Italia, ma si potrebbe ricompattare anche il Pd vedendo tornare all’ovile le minoranze riottose. Se non tutte, almeno in parte. 

La Stampa
09/02
8 Punti
Annuncio
Annuncio
Annuncio