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Scuola, approvato l'artico sui "presidi sceriffi"

Ovvero, quelli che sono stati soprannominati "presidi sceriffi". L'aula di Montecitorio, con 224 voti favorevoli, 100 contrari e 11 astenuti, ha dato il via libera all’articolo 9 del ddl  che appunto riguarda le competenze del dirigente scolastico (tra le quali c'è la valutazione degli insegnanti e la conseguente attribuzione di premi)  e attribuisce ai presidi il potere di chiamata diretta dei docenti dei  propri istituti.

Certo, dice che è "pronto ad ascoltare" insegnanti e sindacati. Come no. Ma intanto il governo, come da cronoprogramma, sta andando avanti nella tanto contestata riforma della scuola. E oggi Renzi ha fatto approvare dalla Camera uno dei punti più contestati della "buona scuola": quello sul nuovo ruolo che i presidi avranno all'interno degli istituti. L'aula di Montecitorio, con 224 voti favorevoli, 100 contrari e 11 astenuti, ha dato il via libera all’articolo 9 del ddl  che appunto riguarda le competenze del dirigente scolastico (tra le quali c'è la valutazione degli insegnanti e la conseguente attribuzione di premi)  e attribuisce ai presidi il potere di chiamata diretta dei docenti dei  propri istituti. Ovvero, quelli che sono stati soprannominati "presidi sceriffi". Il voto finale è previsto per mercoledì.

Libero Quotidiano
18/05
2 Punti

Laura Boldrini, in un anno di politica il suo reddito è passato da 6mila a 115mila euro

Certo, la Boldrini guadagna sì un terzo del suo omologo al Senato, Pietro Grasso, eppure i 115mila euro dichiarati sono un bel tesoretto. Certo, si sta parlando di Laura Boldrini, la lady Montecitorio impegnata nella sua personalissima crociata per declinare qualsivoglia parola del vocabolario al femminile. Ma soprattutto rappresentano un bel tesoretto se paragonati a 6mila euro che aveva dichiarato soltanto un anno prima.

E' la politica, bellezza. Una poltrona in Parlamento ti cambia la vita. Soprattutto se quella poltrona è assai pesante, come quella di presidente della Camera (o meglio, presidentessa, altrimenti si offende). Certo, si sta parlando di Laura Boldrini, la lady Montecitorio impegnata nella sua personalissima crociata per declinare qualsivoglia parola del vocabolario al femminile. Ma qui, della sua battaglia, non ci interessa granché. I fari sono tutti puntati sulla sua dichiarazione dei redditi. Certo, la Boldrini guadagna sì un terzo del suo omologo al Senato, Pietro Grasso, eppure i 115mila euro dichiarati sono un bel tesoretto. Ma soprattutto rappresentano un bel tesoretto se paragonati a 6mila euro che aveva dichiarato soltanto un anno prima. Da 6mila a 115mila: un bel salto, non c'è che dire. Come nota Il Tempo, i 5.700 euro spesi durante la campagna elettorale del 2013 dalla Boldrini si sono poi rivelati uno degli investimenti più fruttiferi della storia (sicuramente della storia personale della presidenta). La politica ingrassa (chi la fa...).

Libero Quotidiano
18/05
6 Punti
1

A Montecitorio iniziato il dibattito sulla riforma della scuola. Sindacati sul piede di guerra. L'Authority: "Azioni illeggittime danneggerebbero studenti e famiglie"

Un avvertimento che mette in guardia i sindacati proprio nel giorno in cui a Montecitorio entra nel vivo la riforma della scuola.La riforma della scuola arriva a Montecitorio. Nella sua illustrazione del provvedimento per la discussione generale alla Camera, la relatrice piddina Maria Coscia ha spiegato che il ddl è stato "migliorato" in commissione ascoltando i suggerimenti del mondo della scuola ma "senza metterne in discussione l'impianto".
L'Autorità di garanzia per gli scioperi blinda i professori sul piede di guerra contro Matteo Renzi. Definendo il blocco degli scrutini "illegittimo e dannoso", Roberto Alesse, presidente dell'Authority, ha fatto sapere che davanti a una serrata dei docenti scatterebbe obbligatoriamente la precettazione. Un avvertimento che mette in guardia i sindacati proprio nel giorno in cui a Montecitorio entra nel vivo la riforma della scuola.La riforma della scuola arriva a Montecitorio. Si parte con la discussione generale. Domani e all'inizio della prossima settimana si passerà, poi, alle votazioni sul ddl che, come ricorda il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, "mette l'autonomia al centro e investe 3 miliardi di euro". Nella sua illustrazione del provvedimento per la discussione generale alla Camera, la relatrice piddina Maria Coscia ha spiegato che il ddl è stato "migliorato" in commissione ascoltando i suggerimenti del mondo della scuola ma "senza metterne in discussione l'impianto". Impianto che non piace né alle opposizioni né alla minoranza dem che ha chiesto una inversione di rotta. "Questo passaggio sulla scuola è decisivo - ha avvertito Stefano Fassina a Mattino cinque - senza radicali correzioni il mio percorso nel Pd si conclude". Ma le correzioni, se mai ce ne saranno, difficilmente saranno "radicali". Per lo meno alla Camera. Aprendo il fronte del dissenso interno al partito, i ventidue senatori della minoranza dem che a gennaio non hanno votato l’Italicum, proveranno a far leva sui numeri ristretti della maggioranza per cambiare il testo che sarà approvato la settimana prossima alla Camera. "Siamo determinanti sia in commissione che in Aula - affermano - combatteremo emendamento su emendamento".Se la sinistra minaccia le barricate in parlamento, i sindacati si preparano a dar battaglia nelle scuole. Allo stato non c'è alcuna comunicazione ufficiale di uno sciopero finalizzato a bloccare gli scrutini, ma il clima si fa di giorno in giorno più tesi anche se non sono mancati segnali di disponibilità e di dialogo. "Questo è il tempo della responsabilità - ha commentato Alesse - è necessario trovare un punto di convergenza per evitare che le proteste assumano forme eclatanti, con azioni illegittime che danneggerebbero soprattutto gli studenti e le loro famiglie". Il Garante ha invitato governo e sindacati alla concertazione per evitare "strappi che lacererebbero il tessuto sociale del Paese".
Il Giornale
14/05
7 Punti

Khalid Chaouki (Pd): "Voglio la buvette per islamici e un Imam a Montecitorio"

L'Imam di Montecitorio - E ancora: "Credo che sarà importante aprire una discussione su come i luoghi pubblici e delle istituzioni debbano garantire la possibilità a tutti di avere a disposizione cibo lecito per la propria religione".

Le priorità del Pd per il Paese sono due. La prima: avere una buvette per i deputati musulmani. La seconda: avere un imam a Montecitorio che affianchi il cappellano. A fare la singolare richiesta è un deputato democratico, Khalid Chaouki, musulmano praticante che in questo mese ha fatto il Ramadan e ora chiede di poterlo festeggiare: “Ho chiesto al mio partito di essere messo in missione domani per poter assistere alla cerimonia di fine Ramadan”. 

Mannaggia al prosciutto - In un'intervista a La Stampa l'onorevole musulmano racconta le sue esigenze: "So che quello che dico può sembrare una provocazione, ma il mio intento è di aprire un dibattito sulla prospettiva multireligiosa della nostra società e quindi anche del nostro Parlamento. Il Ramadan è stato impegnativo per i ritmi di lavoro che abbiamo tenuto. E un po’ anche perché mi sono trovato in qualche modo escluso dalla convivialità che qui si celebra alla buvette e nelle mense. Dove a volte si rischia di vedersi servire crocchette che dovrebbero essere vegetariane e invece contengono prosciutto?".

L'Imam di Montecitorio - E ancora: "Credo che sarà importante aprire una discussione su come i luoghi pubblici e delle istituzioni debbano garantire la possibilità a tutti di avere a disposizione cibo lecito per la propria religione". Infine Chaouki propone anche pellegrinaggi nei luoghi sacri dell'Islam per i deputati e chiede un imam "di Stato": "Credo sia doveroso garantire a tutti i cittadini un diritto. Qui ad esempio abbiamo un cappellano, potrei chiedere un imam. O che si faccia un pellegrinaggio verso luoghi cari all’Islam come si fa verso luoghi cari ai cattolici. Sarebbe un’occasione di arricchimento per tutti". (I.S.)

Libero Quotidiano
14/05
0 Punti

Irene Pivetti: "Sono stata eletta per il mio look"

A confessarlo è Irene Pivetti che, in un'intervista a Repubblica, svela i retroscena della sua elezione a presidente della Camera: "Il candidato era Speroni, ma Berlusconi pose il vesto: non possiamo eleggere uno che va in giro con quelle giacche tutte colorate". Era il 1994 e Irene, con la benedizione del Cav, si apprestava a diventare la più giovane presidente di sempre. Un look, elegante e austero, contribuiva a conferirle un'aurea d'ineffabile autorevolezza nonostante avesse appena 31 anni.

L'abito non farà il monaco ma, se si tratta di politica, sembra avere la sua importanza. A confessarlo è Irene Pivetti che, in un'intervista a Repubblica, svela i retroscena della sua elezione a presidente della Camera: "Il candidato era Speroni, ma Berlusconi pose il vesto: non possiamo eleggere uno che va in giro con quelle giacche tutte colorate". Era il 1994 e Irene, con la benedizione del Cav, si apprestava a diventare la più giovane presidente di sempre. Un look, elegante e austero, contribuiva a conferirle un'aurea d'ineffabile autorevolezza nonostante avesse appena 31 anni. Camicie accollate, tailleur dal taglio maschile e completi dai toni pastello: a Montecitorio, la Pivetti riuscì a farsi notare per la sua sobrietà. Poi, col passare degli anni e l'addio alla scena politica, l'ex presidentessa si è concessa qualche trasgressione in più, acquisendo uno stile più audace con tanto di attillati giubbini di pelle e vertiginosi tacchi a spillo.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libero Quotidiano
10/05
1 Punti

Alla Camera 66 deputati sospesi per gli scontri dell'11 febbraio

Sono 66 i deputati sanzionati dall’Ufficio di Presidenza della Camera per i disordini avvenuti a Montecitorio l’11 febbraio scorso, e nei due giorni successivi, durante la discussione sulle riforme costituzionali. Un primo gruppo di deputati sconterà la sospensione da oggi, il secondo a partire dal 22 maggio, il terzo dal 10 giugno, il quarto dal 18 giugno e l’ultimo dal 24 giugno.

Sono 66 i deputati sanzionati dall’Ufficio di Presidenza della Camera per i disordini avvenuti a Montecitorio l’11 febbraio scorso, e nei due giorni successivi, durante la discussione sulle riforme costituzionali. Sette gli episodi contestati. A ricevere le sanzioni, è stato spiegato al termine della riunione, sono esponenti del Pd, del Movimento 5 stelle, della Lega, di Sel e del gruppo Misto. Le condanne comminate vanno da un minimo di tre giorni a un massimo di 24 (per ’cumulo di penè) e saranno eseguite in cinque diversi momenti. Un primo gruppo di deputati sconterà la sospensione da oggi, il secondo a partire dal 22 maggio, il terzo dal 10 giugno, il quarto dal 18 giugno e l’ultimo dal 24 giugno.

Libero Quotidiano
06/05
1 Punti
1

Basta qualche pallina colorata, magari comprata in un negozio di articoli per animali, per "bloccare" il voto a Montecitorio

Basta qualche pallina colorata, magari comprata in un negozio di articoli per animali, per bloccare il voto a Montecitorio. Adesso invece debutta a Montecitorio il "metodo Bindi". Nelle giornate di frenetiche votazioni i deputati di solito bloccano i tasti per il voto con una pallina di carta. Le due deputate, entusiaste, le hanno "installate" nel meccanismo di votoe le hanno provate sotto lo sguardo soddisfatto di Rosy Bindi.
Basta qualche pallina colorata, magari comprata in un negozio di articoli per animali, per bloccare il voto a Montecitorio. Nelle giornate di frenetiche votazioni i deputati di solito bloccano i tasti per il voto con una pallina di carta. Adesso invece debutta a Montecitorio il "metodo Bindi". Durante le votazioni sugli ordini del giorno alla legge elettorale la presidente della commissione Antimafia ed esponente della minoranza Pd ha portato in Aula una confezione con tre palline per far giocare i gatti, quelle con dei piccoli tentacoli amatissime dai mici.Ne ha data una ciascuno alla sua compagna di banco, Anna Margherita Miotto ed una a Silvia Fregolent, che siede dietro di loro. Le due deputate, entusiaste, le hanno "installate" nel meccanismo di votoe le hanno provate sotto lo sguardo soddisfatto di Rosy Bindi.
Il Giornale
04/05
7 Punti
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Un post innocente su Facebook viene spacciato per minaccia di terrorismo. E Montecitorio gli manda a casa gli agenti

Il commento postato da Felice Ferrucci su Facebook non conteneva niente di che, tantomeno conteneva minacce alla Boldrini. Lo ha scritto su Facebook, sul profilo del presidente della Camera Laura Boldrini. Una volta che gli agenti lo hanno lasciato da solo in casa, Ferrucci si è riattaccato al computer e, sempre su Facebook, ha scritto: "Anche un ragazzetto avrebbe inteso il sarcasmo e l' ironia... certo che a Roma a 200mila euro l'anno non avete niente da fare".
"Orfano da venerdì, senza lavoro da mesi, prossimo ad andare a mangiare alla Caritas. Per uno di 43 anni come me, anche se invalido, non c'è possibilità di lavoro... ora dimmi tu, cara Boldrini, secondo te sono prossimo a fare un macello?". Lo ha scritto su Facebook, sul profilo del presidente della Camera Laura Boldrini. Uno sfogo, niente di più. Eppure Lady Boldrini non l'ha presa bene. Tanto che a casa del disabile si è presentata la polizia per chiedere di rendere conto del post.Nessuna violenza, nemmeno verbale. Il commento postato da Felice Ferrucci su Facebook non conteneva niente di che, tantomeno conteneva minacce alla Boldrini. Si trattava, appunto, di uno sfogo di un 43enne in difficoltà. Un uomo che ha perso il lavoro e che, per questo, è costretto a rivolgersi alla Caritas per avere un piatto caldo da mettere sotto i denti. Alla Camera, però, non l'hanno preso per quello che è. E, lo scorso 17 aprile, la polizia si è fiondato a casa di Ferrucci che, come riportato dal sito Imolaoggi, ha accolto attonito le forze dell'ordine allertate dallo staff di Montecitorio che aveva ritenuto il post "a rischio terrorismo"."Sono arrivati in casa mia senza mandato e senza neppure aver letto il commento che avevo scritto - ha raccontato Ferrucci - quando gli ho raccontato cosa era successo ovviamente sono andati via". Una volta che gli agenti lo hanno lasciato da solo in casa, Ferrucci si è riattaccato al computer e, sempre su Facebook, ha scritto: "Anche un ragazzetto avrebbe inteso il sarcasmo e l' ironia... certo che a Roma a 200mila euro l'anno non avete niente da fare".
Il Giornale
30/04
3 Punti

Laura Boldrini manda la polizia a casa di un invalido per un commento su facebook

».Secondo voi l'invalido che ha scritto alla Boldrini è un potenziale terrorista. Ieri, la Boldrini è stata protagonista di un siparietto alla Camera insieme con il deputato di Fratelli d' Italia, Ignazio La Russa. VOTAParole giudicate assai pericolose dallo staff della Camera che non ha perso tempo e ha immediatamente allertato la Polizia: secondo l'intelligence di Montecitorio la frase era a rischio terrorismo. La Russa non si è fatto scappare la replica: «Anche gli uomini.

A testa bassa. Pure contro un commento (decisamente innocuo) sui social network. Laura Boldrini non lascia passare nulla. Al punto che ha denunciato un utente Facebook al quale è toccata la «visita» della Polizia a casa. A essere denunciato è stato Felice Ferrucci: lo scorso 17 aprile, come riportato dal Imolaoggi.it, le forze dell' ordine hanno bussato alla porta di casa sua. Gli agenti lo cercavano per un commento che qualche giorno prima aveva lasciato sulla pagina facebook del numero uno di Montecitorio. «Orfano da venerdì, senza lavoro da mesi, prossimo ad andare a mangiare alla Caritas - questo il post - per uno di 43 anni come me, anche se invalido, non c'è possibilità di lavoro... ora dimmi tu, cara Boldrini, secondo te sono prossimo a fare un macello?».

Secondo voi l'invalido che ha scritto alla Boldrini è un potenziale terrorista? VOTA

Parole giudicate assai pericolose dallo staff della Camera che non ha perso tempo e ha immediatamente allertato la Polizia: secondo l'intelligence di Montecitorio la frase era a rischio terrorismo. Ma si trattava di un abbaglio, di un falso allarme. Dopo che Felice ha raccontato l' accaduto agli agenti, infatti, non ci sono state ripercussioni: «Sono arrivati in casa mia senza mandato e senza neppure aver letto il commento che avevo scritto. Quando gli ho raccontato cosa era successo ovviamente sono andati via», ha spiegato. Poi è tornato a scrivere su Facebook: «Anche un ragazzetto avrebbe inteso il sarcasmo e l' ironia... certo che a Roma a 200mila euro l' anno non avete niente da fare».

Dal presunto terrorismo alle gag. Ieri, la Boldrini è stata protagonista di un siparietto alla Camera insieme con il deputato di Fratelli d' Italia, Ignazio La Russa. L' ex ministro si è soffermato per qualche istante durante la sua dichiarazione di voto sulla fiducia all' Italicum mentre una deputata stava per inciampare in aula, ma la Boldrini lo ha invitato ad andare avanti perché il problema era già risolto: «Le donne - ha osservato il presidente di Montecitorio - si rialzano con facilità». La Russa non si è fatto scappare la replica: «Anche gli uomini!». 

Libero Quotidiano
30/04
2 Punti
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